Il 4 marzo 2024, la nota catena di Panini Durini ha annunciato la chiusura definitiva dei suoi locali in città chiave come Milano, Genova e Torino. Un annuncio che ha colto di sorpresa i suoi affezionati clienti, sebbene le difficoltà finanziarie interne e le sfide imposte dalla pandemia avessero già messo a dura prova l’azienda negli ultimi anni.
Fondata da Stefano Saturnino nel 2011, Panini Durini ha conquistato rapidamente una solida base di clientela grazie alla sua offerta di panini gourmet e ingredienti di alta qualità. Dalle sue origini a Milano, la catena si è espansa fino a raggiungere Genova e Torino, diventando un punto di riferimento per gli amanti del buon cibo veloce.
Tuttavia, il percorso di Panini Durini è stato segnato da significative trasformazioni aziendali, inclusa la cessione nel 2018 a Bac Uno Srl, e successivamente l’assunzione del controllo da parte del fondo di private debt Impresa Italia. Quest’ultimo ha tentato di sostenere l’attività con un aumento di capitale e investimenti aggiuntivi, ma gli effetti prolungati della pandemia e le mutate abitudini di consumo hanno reso insostenibile la continuità operativa.
La strategia aziendale di Panini Durini ha dovuto confrontarsi con la nuova realtà lavorativa dello smart working, la riduzione del turismo e una generale trasformazione nelle preferenze dei consumatori, spostandosi verso l’aperitivo e la cena, fasce orarie in cui la catena non aveva sviluppato una solida offerta.
Nonostante gli sforzi di riorganizzazione e la ricerca di un partner strategico, la situazione finanziaria di Pancioc spa, società madre di Panini Durini, ha raggiunto un punto critico, portando alla dolorosa decisione di chiudere definitivamente i battenti.
Il post di addio su Instagram, pur lasciando aperta la speranza di un futuro reincontro, sembra sancire la fine di un’era per Panini Durini. Stefano Saturnino, fondatore dell’azienda, prosegue nel frattempo con altri progetti di successo nel settore della ristorazione, mentre per Panini Durini si prevede la nomina di un curatore fallimentare, segnando così un definitivo capolinea per il marchio.
Questo caso riflette le complesse sfide che il settore della ristorazione deve affrontare in un contesto post-pandemico, evidenziando l’importanza dell’adattabilità e della resilienza in un mondo in costante cambiamento.
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