Matteo Torretta, Executive Chef e figura di spicco della ristorazione milanese, ha annunciato la sua uscita dal gruppo El Porteño.
Una decisione che arriva dopo una collaborazione che ha contribuito, grazie alla visione e all’approccio tecnico dello Chef, alla crescita e al consolidamento di uno dei format più riconosciuti della città.
Dietro questo passo c’è una motivazione precisa, che lo chef stesso ha spiegato nella recente intervista al podcast “Leader in Tavola”: il desiderio di dare forma a qualcosa che ancora manca nella scena gastronomica milanese.
“Quel che voglio fare ancora a Milano non c’è”, ha dichiarato Torretta durante l’intervista, spiegando la volontà di aprire un ristorante che rappresenti un nuovo modo di intendere la cucina contemporanea, più vicino alla sua identità e al suo modo di lavorare.

Un percorso costruito tra grandi maestri e scelte coraggiose
La carriera di Matteo Torretta nasce da esperienze di alto livello, maturate accanto ad alcuni dei più grandi chef italiani e internazionali.
Tra i nomi che hanno segnato la sua formazione figurano Gualtiero Marchesi, Carlo Cracco e Antonino Cannavacciuolo, professionisti che gli hanno trasmesso tecnica, disciplina e la necessità di dare personalità a ogni piatto.
Uno dei capitoli più significativi della sua storia è l’esperienza al Savini, storico ristorante della Galleria Vittorio Emanuele II, dove Torretta ha portato una cucina moderna all’interno di un contesto iconico e complesso.
Successivamente nasce Asola, il progetto che più di tutti gli consente di esprimere un linguaggio personale: una cucina contemporanea, essenziale, concreta, lontana dagli eccessi e perfettamente calibrata sulle nuove esigenze del pubblico milanese.
Negli ultimi anni, il ruolo di executive chef di El Porteño lo ha portato a guidare team numerosi, coordinare più cucine e contribuire alla crescita di un brand ormai consolidato nel panorama cittadino.
Il settore dopo il COVID e la nuova consapevolezza dello chef
Nel suo intervento, Torretta ha parlato con grande sincerità del post-pandemia, un periodo che ha cambiato radicalmente il modo di vivere la cucina professionale.
Ha raccontato come la ristorazione sia diventata un settore dove serve più che mai capacità manageriale, visione del futuro e attenzione alle persone.
Un mondo che ama, ma che non smette di osservare con occhio critico: “Non mi piace giustificarmi né lamentarmi. Preferisco capire cosa posso fare io per cambiare le cose.”
Un nuovo progetto all’orizzonte
Parlando del nuovo progetto, Torretta è stato molto chiaro: vuole tornare a cucinare davvero.
Sebbene non abbia ancora rivelato tutti i dettagli, Torretta ha delineato con nettezza l’identità del concept: un ristorante che oggi a Milano ancora non esiste, capace di unire concretezza, tecnica, contemporaneità e un’esperienza pensata in modo diverso da ciò che ha realizzato finora.
La decisione di Torretta rappresenta una svolta importante, non solo per la sua carriera, ma per tutta la ristorazione milanese.
In un momento in cui il settore è in piena trasformazione, la scelta di intraprendere un percorso indipendente è un segnale forte: di consapevolezza, di ambizione e di volontà di continuare a innovare.
Chi desidera ascoltare l’intervista completa, ricca di dettagli, visione e riflessioni sul settore, può farlo attraverso il podcast “Leader in Tavola”, dove Torretta ha raccontato per la prima volta questo importante cambiamento.